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martedì 21 luglio 2015

Ordinanza emissione sonore.... la proposta dei Quartieri musicali



Da qualche giorno impazzano su Facebook (ormai l'unico punto comune per diversi interessi che non trovano spazio in altri luoghi istituzionali per la dialettica) messaggi a (s)favore della recente ordinanza comunale sulle emissioni sonore.

Ovviamente i partiti del NO e del SI, si sprecano nell'andare a trovare qualsiasi pezza di appoggio sul perchè questa ordinanza vada mantenuta (foto su foto di referenze di Tripadvisor.com, Booking.com, in cui anonimi turisti lasciano in un trafiletto un malcontento per la musica a forte volume) e chi invece ritiene che questa ordinanza non farà altro che "danneggiare gli esercenti dei locali pubblici" (ho voluto riprendere testualmente per non fare torto al poeta padre). 

Meno male che almeno in questo caso, non si è gridato allo scandalo del favoritismo di parenti vicini al Sindaco o alla sua "defunta" giunta e moribondo consiglio ! Del resto, mi pare di aver compreso che chi ha un locale pubblico per la somministrazione di bevande (es. pub, etc.) oggi sia "vessato" da questa ordinanza; peccato che il malcontento che viaggia anche tra i "parenti" gestori di pub/bar NON lo ricorda nessuno e volevamo sottolinearlo noi ad onor di cronaca. 
Quindi, una ordinanza che se la prende non solo con i giovani clienti che NON potranno ballare all'impazzata ma a quanto pare se la prende anche con gli imprenditori di famiglia. Una ordinanza che se non giusta per molti almeno appare equa, no ?!!?

Volendo superare l'ironia del momento e la tentazione di non scadere nella scenografica arringa difensiva di albergatori pro-ordinanza (ovviamente ognuno guarda i propri interessi), noi continuiamo a voler difendere l'unico interesse che ci interessa, ossia quello di Castellammare.

Come al solito, presi da sano ottimismo, avanziamo una ingenua proposta. Un pò di dettagli:

SCENARIO (Background)
  • Castellammare non ha una regolamentazione virtuosa dei posti per alloggi turistici e concessioni di licenze per l'installazione di attività come bar, pub, etc. Questo ha portato negli anni a creare contiguità tra spazi dedicati al riposo con spazi dedicati al divertimento
  • Castellammare ha poche attività come bar e pub che usano musica open air (all'aria aperta), per lo più concentrate nella zona marina e nella zona villa Margherita
  • L'associazionismo degli albergatori è una realtà viva ed efficace ma non si hanno altre categorie associate (come quelle dei bar e pub) che consentano di gestire in maniera unitaria gli interessi della categoria

COSA PROPONIAMO ?
I Quartieri della musica............. The Music Island

La regolamentazione di cosa fare e non fare è ormai retaggio di un passato che necessita di norme perentorie e punitive per correggere comportamenti non governati o concordati.

Pensiamo di invertire il paradigma: non dobbiamo limitare le attività ma indirizzarle, coordinarle per massimizzare il loro valore economico ai fini del profitto di ciascun imprenditore (che poi è anche un contribuente).

Quindi, è possibile definire a priori la "geografia della musica" per indirizzare la movida castellammarese (inflazionato termine che però rende l'idea). 

Basterebbe creare un team misto di competenze tecniche (musicisti, tecnici del suono, albergatori, imprenditori di bar e pub, etc.) che possa creare una nuova mappa del divertimento a Castellammare, seguendo il principio della "musica giusta nel luogo giusto".

Tutto si basa sul principio che alcune tipologie musicali, di fatto, hanno naturalmente un tenore di decibel differenziale. La naturalezza d'uso di alcuni strumenti (come dimostrato dalla tabella qui di seguito), porta con se diverse misure di decibel che potrebbero essere modulate in funzione della presenza di strutture ricettive o meno:

Musical Noise

normal piano practice60-70 dB
fortissimo singer 3 ft. away70 dB
chamber music in small auditorium75-85 dB
regular sustained exposure may cause permanent damage90-95 dB
piano fortissimo92-95 dB
violin84-103 dB
cello82-92 dB
oboe90-94 dB
flute85-111 dB
piccolo95-112 dB
clarinet92-103 dB
french horn90-106 dB
trombone85-114 dB
timpani & bass drum rolls106 dB
average Walkman on 5/10 setting94 dB
symphonic music peak120-137 dB
amplified rock music at 4-6 ft.120 dB
rock music peak150 dB


Ciò comporta che possiamo determinare a priori il tipo di musica da proporre nei locali di alcune zone, rispetto alla concentrazione di alcune attività ricettive (o in funzione di cicli musicali da far ruotare nei diversi quartieri) e/o esigenze di quiete per i residenti.

La creazione di "quartieri della musica", consentirebbe non solo di gestire volumi di decibel coerenti con le necessità di alcune strutture ricettizie, ma concederebbe ai locali quali bar e pub di poter caratterizzare la loro offerta cercando nelle "specialità di genere musicale", un fattore differenziale e competitivo per meglio servire la propria clientela.

Ovviamente la tipologia di musica non può prescindere dal concept del locale in cui essa è fruita (non mi aspetto di vedere violini al Picolit Pub, come non mi aspetto di vedere tarantelle alla Cantina Aurelia, etc.) ed è per questo che la collaborazione di esperti ed imprenditori diventa cruciale. Non si vuole imporre a chi investe i propri soldi, un concept music diverso ma si intende suggerire un palinsesto di musica e divertimento che sia di valore per il singolo locale e per ciascun angolo di Castellammare !

La creazione de quartieri della musica, inoltre aprirebbe ad altre due opportunità:
  • ampliare le zone di fruizione per i clienti, riuscendo a qualificare (e riqualificare) alcune aree oggi non valorizzate (pensiamo all'inizio del Corso, Pensiamo ai locali nella circonvallazione esterna, alla spiaggia Plaia - che di fatto è già un primo quartiere della musica !!!)
  • caratterizzare alcuni quartieri, potendo già definire una offerta turistica di quartiere, che consenta anche di indirizzare le prossime decisioni di rilascio licenze commerciali, edilizie e d'uso turistico
  • creare una forma di turnazione (cicli della musica)  in cui i locali possano variare l'offerta di sounding, creando delle serate a tema che, secondo logiche condivise di music rotation, possano far fruire ciclicamente le diverse aree di diverse tipologie sonore (e quindi diversi volumi di decibel).

L'idea oltre che ingenua potrebbe sembrare folle, ma è quello che succede nelle city come Barcellona, Berlino, Dublino, Londra.... (chi di voi non è stato a Denmark street in London ?!?, se non lo avete fatto ancora, ANDATECI!).

Che ne dite, si può fare ???



mercoledì 15 luglio 2015

Abdicare è una scelta... perdente per Castellammare !



La distanza di questo post dagli altri, dimostra come i primi ad aver abdicato alle nostre responsabilità di blogger siamo stati proprio noi che per pigrizie, impegni e forse anche un velato disincanto, abbiamo smesso di proporre idee. È pur vero che le poche idee proposte sono rimaste inascoltate o riscaldate da piccoli gruppi di interesse locale, ma l’unica vera cosa che ci interessa è quella di realizzarle (senza pretese di paternità o di lucro).

Eppure di argomentazioni in questo primo semestre del 2015 ce ne sono state diverse anche se ammettiamo che non ci abbiano particolarmente stimolato (o interessato).

Il porto, il depuratore, l’accesso alla Tonnara (finalmente pubblico), gli screzi tra la compagine tecnica e politica, i programmi turistici lanciati e affossati, etc. etc. Molti argomenti spesso trattati dai vari stakeholder con strumentalità e bassa valenza strategica per Castellammare; ma questo non ci discolpa dal nostro immobilismo, perché se volessimo essere costruttivi dovremmo avere la capacità di cogliere in tutto il buono che c’è (o che può derivarne).

Nell’osservare in silenzio le varie dinamiche, la prima domanda che ci facciamo è: perché tutto sembra girare verso una piena deresponsabilizzazione ? Perché ognuno sta abdicando al suo ruolo ?
Ed in forza alla necessità di poter capire cosa c’è di buono anche nell’abdicare, che adesso vogliamo condividere alcune responsabilità e la loro vacatio.

Si può abdicare alla responsabilità civile che è quella dei cittadini castellammaresi. Ogni castellammarese sembra aver abdicato (o tende a farlo) alla sua responsabilità di valorizzare risorse e peculiarità del territorio. Un atteggiamento prevalentemente denigratorio che sfocia in un generalizzato (e generico) giudizio negativo e sempre pronto a trovare la responsabilità (ed il colpevole). Potremmo elencare la cronologia di foto “tragiche” pubblicate sui social riguardo a strade disastrate, sversamenti di liquami poco estetici (e salubri), abbeveratoi restaurati secondo logiche futuristiche, etc. etc. Ovviamente non si vuole chiedere il silenzio alla critica, ma si ritiene che la sola “critica” diventa chiara volontà di abdicare da quel ruolo di partecipanti attivi della vita pubblica, assumendo sempre uno spirito costruttivo e la volontà di mettersi i gioco.

Si può abdicare alla responsabilità pubblica sia attraverso l’incapacità della classe politica di esprimere un indirizzo serio, strutturato e soprattutto efficace di governo locale, sia da parte della compagine di tecno-struttura amministrativa che per sconosciuti motivi ha concorso nel rendere vani diversi sforzi. Proviamo a capirci !

Parliamo della compagine politica: maggioranze, opposizioni, strutture consiliari, ruoli apicali della gestione consiliare, ruoli assessoriali, Sindaco. Ognuno ha abdicato per l’intero (vedi le maggioranze e alcuni ruoli apicali) alla tutale dell’interesse pubblico. Manca una visione politica di rilievo ed invece è al contempo chiara la grande confusione che si traduce in comportamenti opportunistici dei singoli.  Consigli comunali con performance quasi da maestranze circensi (sia se aperti o chiusi al pubblico), Politici vecchi e giovani che si aggirano tra le mura di Palazzo Crociferi, senza avere una linea concreta. Ognuno assume la deriva del “fa per se”, come se fosse un brand di mercato da rivendere per essere “accattato” alle prossime elezioni, tanto si sà che le cose non cambiano (e questo significa abdicare al proprio diritto civile di un voto trasparente e responsabile).

Chiediamo a chi ha abdicato al ruolo di maggioranza, quali sono gli outcomes sino adesso? Quale è il track record del programma politico presentato in campagna elettorale ? Come riusciamo a valutare le cose fatte (piccole o grandi che siano) ? Come possiamo orientare la collettività nell’essere parte della cosa pubblica ? Come si può essere responsabili di misure oggettive di risultati per la collettività e, se del caso, come si va a casa se i risultati non arrivano (per inattività piuttosto che per under performance) ?
Chiediamo a chi sta pensando di abdicare al ruolo di opposizione, soprattutto ai movimenti di giovani, quali sono i prossimi passi ? Cosa vogliamo fare per non abdicare al ruolo di “nuova politica” responsabile ? Come si può aumentare il livello di engagement della popolazione attiva, rendendo l’associazionismo il vero scudo dell’interesse collettivo ? Come si aumenta quella trasparenza tanto presente nei programmi elettorali ? Come si gioca il ruolo di opposizione nel mondo dei social che non può ridursi a una lamentatio su facebook ?

Chiediamo ai ruoli apicali ma soprattutto al Sindaco, di non abdicare al ruolo di coach pubblico. Troppe cose ci sono da fare e troppo poco tempo a disposizione (se consideriamo quello già sprecato sino adesso per conclamati errori nella scelta della squadra). Ma abdicare adesso sarebbe solo un resa verso chi, con intenzione, ha sempre remato contro (dentro e fuori il consiglio, dento e fuori le associazioni di categoria, dentro e fuori Castellammare). Ma se non vogliamo abdicare al ruolo di manager pubblico dobbiamo accettare una regola aurea del management privato “up or out”… crescere, migliorare o lasciare ! Abdichiamo agli equilibrismi, allontaniamo piuttosto atteggiamenti di conciliazione tattica che non arrivano all’indomani, restituiamo al mittente i compromessi di vecchia politica. Abbiamo apprezzato le parole del Sindaco Coppola nella sua relazione annuale in cui evidenziava la necessità di un rinnovamento della politica con modelli non più ortodossi. Non mi pare che tali dichiarazioni si siano tradotte in azioni a meno di un rinnovato convincimento del primo cittadino. Suggeriamo di abdicare all’ascolto di sirene contrarie e ormai panciute, lasciamo il vecchio perché abbiamo molto di nuovo da fare con molte novità realizzabili e risorse professionali fresche, giovani !

Chiediamo ai tecnici di non abdicare dal loro ruolo di amministrazione trasparente ed efficiente. Pensare che non si trovi una soluzione alla realizzazione del Porto, del depuratore, etc. e pensare che parte del problema sembrerebbero essere le procedure malfatte, l’insipienza, la strumentalizzazione, può rischiare di essere interpretato come interesse personale, ma nei fatti resta solo una offesa all’onorabilità di ciascuna famiglia che vive a Castellammare. Non fare opere pubbliche significa impoverire un paese, non è solo quello di perdere risorse pubbliche oppure non avere dei trofei elettorali… impoverisce e basta !

Infine si può abdicare alla responsabilità del benessere privato che ciascun imprenditore in coscienza dovrebbe promuovere anche per aumentare il benessere comune attraverso il volano della competitività del territorio, di nuovi posti di lavoro, di una gestione più legale del personale dipendente. L’assenza di una diffusa cultura imprenditorile da sviluppare sul territorio, la miopia di alcuni imprenditori che assoldano giovani del territorio pagandoli pochi spiccioli e facendoli lavorare il doppio delle ore previste dai CCNL e soprattutto la difficoltà del credito per fare impresa, non possono scoraggiare i volenterosi. Abdicare al ruolo di mecenati della cultura locale non investendo un euro nel miglioramento delle infrastrutture e delle bellezze paesaggistiche del territorio, sperare che siano sempre gli altri “a fare” piuttosto che scendere in campo per il miglioramento del proprio contesto economico, di fatto sottrae risorse utili che solo con nuovi modelli PPP (Public, Private, Partnership) si possono ottenere. Una società di servizi pubblico-privata per la gestione della progettazione, ingegneria ed esecuzione delle opere pubbliche, una società in house del comune a partecipazione privata per lo sviluppo del distretto delle tecnologie, dell’agro-alimentare, delle biodiversità marine, sono tutti risultati potenzialmente raggiungibili ma richiedono imprenditori illuminati. Certo che illuminato non è chi spende soldi in un territorio che non garantisce sostenibilità fiscale, che rallenta con procedure bizantine il rilascio di autorizzazioni a far impresa; ma altresì stolto è chi pensa che fare profitto con l’ennesimo bar o ristorante sia l’unica alternativa possibile. Portiamo i Living Labs sul territorio ossia delle nuove forme di co-progettazione d’impresa. “Living Labs” è un nuovo approccio alle attività di ricerca e innovazione dove l’utente e le imprese partecipano attivamente al processo di sviluppo e sperimentazione di nuove soluzioni, destinate al miglioramento socio-economico di uno specifico territorio. Attraverso lo scambio di idee e di conoscenze e l’aggregazione fra professionisti, imprese, centri d’innovazione e gruppi organizzati di cittadini, si definiscono le specifiche di nuovi prodotti e servizi, si realizzano e valutano i primi prototipi e si sperimentano soluzioni tecnologiche innovative. Sono oltre 300 i Living Lab in tutta Europa, stimolano l'innovazione, sono occasione di sviluppo economico, sociale e culturale e trasferiscono la ricerca dai «pensatoi» verso la vita reale, dove gli utilizzatori (es. cittadini) diventano “co-sviluppatori”. Visitate il sito http://www.openlivinglabs.eu/

Scusate la digressione sui living labs, ma vedete come è semplice, in comunità d’intenti, poter suggerire idee di sviluppo e modelli innovativi per la creazione d’impresa. Non si può abdicare al ruolo di promotori di sviluppo del territorio, perché farlo sarebbe già ammettere mezza sconfitta sociale. Quindi le associazioni di categoria che già fanno molto, devono (e possono) cambiare pelle e devono poter guidare da protagonisti questo sviluppo facendo da cassa di risonanza delle risorse economiche degli iscritti per investimenti che abbiano (con chiari business plan) dei ritorni diretti sul territorio ed indiretti sulle imprese degli associati. Vanno bene i concorsi di pittura ma serve formazione imprenditorile che faccia capire come la più semplice attività che è quella dell’accoglienza, può avere 12 modelli di ospitalità diversi (e quindi di relazione diversa con il cliente) a seconda della domanda di turismo, del modello di servizio proposto, dei livelli di pricing. Serve formazione specializzata oltre che diffusione della cultura, quindi questa dovrebbe essere la priorità e non l’arbitrio.

E allora, cosa fare? Non abdicare ! semplice no ?!

Riprendiamoci le nostre responsabilità, partecipiamo attivamente, ognuno per il proprio ambito d’interesse nell’ottica di un bene più grande di noi stessi. Facciamolo per i giovani che non hanno memoria di Castellammare e per i vecchi che ritengono di essere morti in un paese morto. Facciamolo per le nostre famiglie affinchè possano vivere in un territorio dignitosamente, facciamolo per noi stessi affinchè si possa invertire la routinarietà della critica con un modello più virtuoso di pratica.

Diceva un saggio “per il dono che Dio ci ha dato, possiamo scegliere di non scegliere ma non possiamo scegliere di non vivere !”.

Castellammare è un dono, scegliamo di non abdicare !

mercoledì 11 dicembre 2013

Il turismo a Castellammare del Golfo: questione di numeri



A volte i numeri possono dirci quanto siamo grassi (il peso di una bilancia), quanto siamo capaci (il voto di una laurea), quanto siamo distratti (le telefonate perse della fidanzata), quanto siamo indietro (il punteggio di una graduatoria).

Ma talvolta, gli stessi numeri ci possono dare una lettura diversa di un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. Qualche giorno fa, durante un pranzo di lavoro, si parlava di come il turismo possa essere meglio sfruttato a Castellammare (i commenti del tipo “ma che pranzi di lavoro fate ?!” non sono graditi).

Teorie su teorie, principi su principi e criteri che guardano la stratosfera. Ma una domanda nasce spontanea: ma quali sono i numeri del “turismo castellammarese ?”

Il turismo è un pilastro dell’economia siciliana, con un trend in crescita (+2,8%) nonostante la crisi. Le località turistiche della Provincia di TP accolgono il 14% dei turisti in Sicilia.

Basti pensare che la provincia di TP è al 4° posto per flussi turistici dopo le Province di Palermo, Messina e Catania.



Ma quale è il tipo di turismo che affolla la Provincia di TP ? Beh, non sarete contenti nel sapere che circa il 70% sono italiani (arrivi di turisti registrati in Provincia di TP nel 2012)  e che tale % porta la nostra Provincia al penultimo posto della graduatoria che considera più virtuose quelle Province in cui il mix turisti italiani vs stranieri è 50%-50%.
Ma perché il mix 50%-50% determina una graduatoria più virtuosa e quindi perché la Provincia di TP è solo all’8° posto di 9 Province?

Perché dalle rilevazioni della Regione Siciliana Dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo – Osservatorio Turistico, emerge che la spesa turistica pro-capite (al giorno) per un turista straniero è di circa 250€ a fronte di un italiano che spende meno della metà (al giorno).


Quindi, avere afflussi di “stranieri” sembra essere più proficuo, per un paese/imprenditore turistico, di ospitare degli italiani.

Questo assume ancora più valore se pensiamo che la spesa di turisti stranieri negli ultimi anni è aumentata di un piccolo +3% a fronte di una spesa di italiani che è scesa almeno del -17%.
Quindi, caro turista, sei bello se parli il francese, il tedesco o l’olandese….. ci piaci meno se hai uno slang lombardo (tel qui el telun) o laziale (famo, dimo, semo, etc..).

Ma Castellammare, come si posiziona nella graduatoria delle realtà più visitate/attrattive della Provincia di TP?

Bene, di quel 14% di arrivi nella Provincia di TP, Castellammare accoglie circa il 6%(del valore assoluto degli arrivi di turisti nel 2012), posizionandoci al 6° posto tra i 9 Paesi turistici della Provincia (così come definiti nel report dell’Osservatorio Turistico della Regione Sicilia).

Il dato, se paragonato a quello del totale Sicilia è circa 0,8% che può sembrare poco ma è un ottimo risultato (ovviamente migliorabile).


Realtà come San Vito lo Capo e Favignana fanno da veri driver nel settore turistico, raggiungendo un ratio pro-capite tra turisti:residenti che vanno da 25:1 di San Vito a 10:1 di Favignana.

E Castellammare? Migliora la sua classifica, posizionandosi al 4° posto con un rapporto 3 turisti : 1 residente.

Ciò cosa significa ? Che il turismo c’è e che Castellammare è un player valido come località turistica. Basti pensare che nonostante la crisi, Castellammare ha visto aumentare +6% i flussi di turisti negli ultimi tre anni. Il dato conteggia coloro che si registrano nelle strutture ricettive quindi, se stimassimo un sommerso di circa il 30% (e siamo conservativi), allora potremmo pensare che nei fatti la crescita di CMare è di circa +8% all’anno.

Ma cosa ci dicono i numeri? Beh, facciamo qualche considerazione:
       a) i turisti arrivano, corretto !! Ma una volta sul posto, cosa fanno? Poco o niente, visto che la permanenza media a CMare è inferiore ai 3 gg a fronte di realtà come Favignana e San Vito in cui la media di permanenza in loco è superiore a 4,5 gg/turista
     



      b) i turisti che arrivano e non sono attratti da offerte turistiche strutturate o che comunque vengono lasciati all’auto-determinismo della spesa, cosa lasciano come ricchezza sul territorio castellammarese? Beh, visti i numeri, ben poco. Si stima che gli afflussi di turisti stranieri (e prendiamo loro come esempio perché i più “spendaccioni”), che ricordiamo essere meno del 30% del totale turisti che arrivano nella Provincia di TP, lasciano a CMare in un anno circa 3,5-4 Mln.€ di ricchezza all’anno (con il sommerso arriviamo anche a più di 5 Mln.€). È ragionevole pensare che su San Vito che è nella stessa Provincia e per cui valgono le stesse regole di media turisti italiani vs stranieri, la capacità di attrarre spesa sul territorio è maggiore. Ciò in considerazione del fatto che si stimano più di 10 Mln.€/anno come spesa turistica da parte di stranieri, presso gli esercizi turistici di San Vito.


      c) I turisti che arrivano, dove alloggiano ? L’offerta di ricettività è sbilanciata rispetto alla configurazione media della Provincia (eppure la costa e la tipologia di turisti sembra la stessa). Mentre a CMare la maggioranza di posti letto risiede nei campeggi (+ del 50% dei posti letto registrati), la Provincia di TP mostra circa il 30% di posti letto presso alberghi a 3 stelle, il 25% di posti presso alberghi a 4 stelle e la restante parte tra campeggi e B&B. Abbiamo gli stessi turisti ma li ospitiamo diversamente (e quindi ci guadagniamo diversamente, se pensiamo che nella lista della spesa del turista medio, circa il 40-50% del costo di 1 giorno di turismo è iscrivibile all’alloggio).

      d) I turisti che arrivano, quanto pagano? E qui si aprono le solite leggende metropolitane. Prezzi aumentati al supermarket, cartellini con valute diverse al bar a seconda che si abbia l’accento siciliano o meno (e la cosa mi ha toccato personalmente) e così via. Ma lasciandoci le chiacchiere alle spalle e osservando i numeri, sembra interessante una analisi fatta nel 2013 dal network Tecnocasa che ha comparato i prezzi degli immobili affitto uso mare in tutta Italia. Vi farà piacere sapere (almeno per prestigio di accoppiamento di nomi), che il costo medio mensile di un appartamento (signorile) a Scopello è paragonabile a quello che potremmo pagare ad Amalfi, Cesenatico e Rapallo (più di 4.500€/mese).
Come del resto il costo giornaliero di appartamenti signorili (uso mare) presso il porto/marina di CMare costano alla pari di Villa Simius, Pula e Gallipoli (più di 1.800€/mese). Beh, ok far pagare… ma allora vale la pena anche offrire servizi !!!


In sintesi (e vi ringrazio per aver resistito nella lettura): 
  • Turismo è ancora un asset della Sicilia e del nostro Paese 
  • CMare attrae turisti e mantiene tale attrazione anche durante il periodo di crisi 
  • Andrebbero valutate azioni a favore del cambiamento del mix di turisti (più stranieri che italiani) se vogliamo accedere a capacità di spesa maggiori (o comunque gestire meglio l’offerta differenziandola per paese di provenienza) 
  • Le giornate dei turisti vanno riempite, per farli sentire meno soli, per farli rimanere di più sul territorio, per farli spendere con maggior riconoscimento di valore per le ricchezze del territorio 
  • Andrebbe differenziata l’offerta turistica in termini di servizi e di ricettività, comprendendo a fondo le differenze di fabbisogni dei turisti per provenienza, età, nucleo familiare, etc.
  • Potrebbe essere un plus privilegiare anche partnership con quei paesi della Provincia di TP che vedono un calo di turisti ma che possono fare economie di scopo, privilegiando sinergie della “filiera turistica”.

Se i numeri hanno un peso, allora va fatta qualcosa subito, prevedendo una collaborazione pubblico-privato che diventi virtuosa per il Paese.

Del resto, se i numeri sono numeri, 100 teste sono più di 1 nel pensare…..ma già 1 sola idea, se buona, può bastare.

Vado a ripassare le divisioni a due cifre..... domani c’è compito di matematica !!!

domenica 1 settembre 2013

Castellammare si confronta.... con chi ?!


Stavamo riprendendo qualche nozione di marketing e ci siamo trovati a rivedere alcuni video di pubblicità comparativa.

Non saremo nozionistici adesso, ma solo per allinearci sui termini, quando si parla di "pubblicità comparativa" ci si riferisce a un metodo pubblicitario con il quale un'azienda promuove i propri prodotti confrontandoli con quelli concorrenti.

È usato soprattutto negli Stati Uniti. Nell'Unione Europea tale metodo è lecito purché non sia ingannevole, non causi discredito al concorrente o ne imiti marchi e denominazioni.

Per intenderci, guardate questi video di pubblicità comparativa:

AUDI   http://youtu.be/JUf2ig0LVqc

COCA COLA   http://youtu.be/muH-zcOYnFc

PEPSI.   http://youtu.be/fx08gQ3XyQM

Sant'Anna.  http://youtu.be/umb60NY0sJ4


E allora ci viene una idea, forse bislacca ma che potrebbe creare molto rumore. Non ce ne vogliano gli stimati cugini del trapanese.

Pensiamo ad una pubblicità comparativa tra due località turistiche. Si potrebbe pensare di confrontare la ricchezza costiera di uno a fronte della singola ma bella spiaggia dell'altro. Si potrebbe confrontare l'offerta culturale di uno con l'offerta corposa di eventi dell'altro. Ma queste località possono essere Castellammare del Golfo e San Vito lo Capo ?! Perché no !!!

Si potrebbe confrontare la qualsiasi che consenta alla località a noi più cara di emergere.

Ma la pubblicità comparativa ha un'altra caratteristica che ne scaturisce dal confronto ossia quello che si afferma deve essere vero, inoppugnabile e oggettivamente riscontrabile.

Qui la seconda valenza che potrebbe avere una pubblicità di questo tipo se applicata ad una realtà come la nostra ossia creare responsabilità di tutti gli operatori del settore turistico e della Amministrazione comunale nel mantenere gli impegni presi negli spot.

Se affermiamo di avere delle coste più belle della località x, ci si dovrà attrezzare affinché tali coste siano accessibili, pulite, collegate tra di loro, con i servizi di base, etc.

Se affermiamo di avere una offerta culturale di prestigio rispetto alla località y, ci si dovrà attrezzare affinché esistano eventi che compongono un percorso culturale, valorizzare gli eventi pubblicizzandoli attraverso canali tradizionali e web, portare ospiti di rilievo, insomma portare L'immagine di Castellammare fuori da Cala marina e attrarre turisti dentro il Paese (magari rimuovendo transenne che veicolano il traffico mantenendolo ben all'esterno del Paese e tenendo i cittadini schiacciati dentro.....piccola critica all'esperto di viabilità locale).


Quindi, se da un lato la pubblicità comparativa consente di creare "rottura" nella comunicazione tradizionale, in parallelo richiede responsabilità delle proprie dichiarazioni e avvicina queste alle azioni e alle responsabilità di chi è chiamato (istituzionalmente o per profitto personale) a dover fare qualcosa in più perché ciò che è stato realizzato sino adesso, evidentemente NON basta per mantenere viva la domanda turistica del nostro Paese.


Castellammare non può vivere di solo turismo ma neanche si può accettare che ne muoia. È allora, perché non provare a dire " a Castellammare trovate una costa con più di 10 calette marine balneabili...a San Vito c'è solo 1 bella spiaggia ......."

Partiamo da questo e vediamo cosa succede. Perché non lanciare, patrocinato dal Comune di Castellammare, a titolo gratuito, un concorso di idee per definire un Piano di comunicazione integrata in cui includere azioni di pubblicità comparativa ?

È questa la nostra proposta per creare "rottura", perché anche la terra più arida richiede l'"aratru a scassu" per ritornare a lavorare una terra più florida.