lunedì 7 gennaio 2013

Navigo, m'informo, discuto di politica: così Demos racconta i cittadini 2.0



Tratto da Repubblica.it - " Navigo, m'informo, discuto di politica: così Demos racconta i cittadini 2.0" di Luigi Ceccarini e Martina di Pierdomenico 


Nel 2010 li avevamo definiti cives.net: cittadini che "navigano con impegno" perché si informano attraverso i quotidiani online e discutono di politica nei blog o nei social network. Una community, che ha fatto del Web 2.0 un luogo di coinvolgimento civico e politico. Si tratta di una componente non trascurabile, anche dal punto di vista quantitativo; erano circa il 25% dei cittadini nel 2010. Negli ultimi due anni si sono consolidati, crescendo al 29%. Restano invece stabili, intorno al 14-15%, quelli che avevamo definito infonauti, quanti cioè si limitano ad informarsi attraverso i quotidiani online, ma non partecipano alle discussioni politiche in Rete. In leggera crescita - dal 12% del 2010 al 15% del 2012 - gli internauti, coloro che navigano in rete - per svariate ragioni - senza però informarsi né discutere di politica nel web.

L'uso della Rete. L'85% dei cives.net (quasi il doppio della media: 44%) utilizza Internet tutti i giorni. Più degli altri si collegano in mobilità e fuori casa, con gli smartphone e i tablet in particolare. L'uso intenso di Internet non fa riferimento solo al tempo di connessione ma anche alla modalità di utilizzo. Infatti, oltre a farne un uso civico - per informarsi e discutere di politica  -  sono parte di social network (63%, 11 punti percentuali in più degli infonauti e 14 rispetto agli internauti). Dunque, i cives. net, più degli altri, usano in modo naturale, competente e quotidiano la Rete. Nella rilevazione del 2010 abbiamo messo in evidenza in modo più articolato questo aspetto, che continua a caratterizzarli.

Il rapporto con l'informazione. E' interessante osservare le diverse preferenze e valutazione verso i giornali e programmi di approfondimento. Ad esempio, il quotidiano più letto dai cives.net è la Repubblica. Probabilmente ciò avviene anche nella sua versione online. Anche per gli infonauti la Repubblica è il giornale letto con maggiore frequenza. Mentre internauti e cittadini offline preferiscono il Corriere della Sera. Relativamente alle testate giornalistiche televisive - se escludiamo i Tg regionali, che ottengono trasversalmente il massimo del consenso - è il Tg3 quello a cui viene attribuita maggiore credibilità da parte dei cives. net. Vengono poi indicati il TG di la7 e RaiNews24. Per gli infonauti e gli internauti invece è il Tg5 quello segnalato per primo. Il Tg1 viene richiamato anzitutto dai cittadini offline. Relativamente alle trasmissioni di informazione e approfondimento, Ballarò, Che tempo che fa e Report sono i programmi più indicati dai cives.net. Le Iene o Striscia la notizia quelli segnalati come i più affidabili dagli altri cittadini.

Cultura e partecipazione politica. Dietro a queste valutazioni vi sono "culture politiche" differenti, già messe in evidenza nelle precedenti rilevazioni Demos-Coop, che si confermano anche in quest'ultima indagine. La fiducia istituzionale è più elevata tra i cives.net. Non solo, prevedibilmente, verso l'istituzione Internet (60% vs. 39% della media), ma anche nello Stato (20%) e nei partiti (7%, per quanto bassa). I cives. net sono particolarmente coinvolti e attivi sul piano politico; sia nella sfera privata, e invisibile, che in quella pubblica, e visibile. Sono soggetti particolarmente interessati alla politica, 73% contro il 41% degli infonauti e meno ancora tra gli altri tipi di cittadini. Discutono "spesso" di temi politicamente rilevanti, in famiglia o con gli amici, nel 64% dei casi (vs. il 37% della media). Hanno partecipato a campagne di opinione firmando petizioni, sia online che offline, con particolare frequenza (14% vs. 5% della media). I cives.net sono, praticamente, quelli che postano commenti sui blog di discussione politica (19%) e seguono sui social network - come Facebook (15%) o Twitter (7%) - qualche leader, partito o gruppo politico.

L'orientamento politico. La dimensione ideologica si ripropone, come in passato, in modo definito. Fatto 100 quanti si riconoscono nell'identità di sinistra o centro-sinistra, 42 sono cives.net. Quota che scende a 30 circa tra i cittadini che si definiscono di centro o di centro-destra. E a 25 tra quanti si dicono di destra. Se ci concentriamo sui segmenti elettorali le cose appaiono più articolate. Tra coloro che dichiarano di voler votare il MoVimento di Grillo quasi la metà, 48%, è riconducibile alla categoria dei cives. net. Scendono a poco meno del 40%, invece, tra gli elettori dei partiti dell'area di centro-sinistra. E si dimezzano tra quelli di centro-destra (19%). I cittadini offline crescono invece dal 19% (tra gli elettori del MoVimento 5 Stelle) fino al 55% (tra gli elettori dell'area di centro-destra). Un dato che presenta un andamento parallelo a quello dei cittadini che si informano, quotidianamente, solo attraverso la televisione: 0% tra l'elettorato grillino, 16% tra gli elettori dei partiti dell'area di centro-sinistra, 19% di quelli di centro e 27% di centro-destra.

La sfera pubblica online appare ormai inestricabilmente legata a quella offline, che ne costituisce un'estensione. La permeabilità tra l'impegno in Rete e quello sul territorio sembra confermato dalle indagini ricorrenti di Demos-Coop. L'identità ideologica dei più attivi in Rete appare piuttosto chiara. I cives.net hanno un evidente orientamento left-leaning. Tuttavia, se guardiamo agli elettorati potenziali, sono quelli del MoVimento 5 Stelle  -  un "non-partito", che si chiama fuori dalle categorie tradizionali della politica come destra-sinistra  -  ad avere nella propria base elettorale la più alta componente di cittadini 2.0 (cives.net e infonauti assieme arrivano al 60%). Avendo però visto il profilo di questi cittadini, l'etichetta antipolitica - assegnata sulla base dell'approccio discorsivo del leader Beppe Grillo  -  sembra essere una categoria troppo stretta per definirne la base del MoVimento. La quale, invece, sembra esprimere un particolare coinvolgimento e una specifica domanda di politica.

sabato 5 gennaio 2013

Startup un nuovo modello di sviluppo imprenditoriale




Uno dei principali argomenti (hot topics) che vogliamo affrontare in questo blog, è la definizione di iniziative per il rilancio dell’imprenditorialità castellammarese. Ovviamente, le iniziative vanno cucite sul territorio a fronte delle potenzialità e capacità delle risorse umane e materiali in esso disponibili.

Però a volte, per essere veramente innovativi, dobbiamo andare oltre e agire quasi da visionari per intravedere una realtà diversa e soprattutto quelle novità che apportino vero valore sul territorio.

E’ per questo che, nel trattare il tema della imprenditorialità sul territorio, vogliamo inserire il concetto di start-up che oggi è alla ribalta delle cronache grazie agli embrioni normativi presenti nel decreto Sviluppo Italia sia con iniziative animate dalla Comunità Europea e da Paesi autorevoli (es. USA, etc.).

Negli ultimi dieci anni, negli stati uniti, le start-up hanno creato tre milioni di posti di lavoro. Dopo il lancio da parte del presidente Obama di Start-up America, il settore privato statunitense ha sviluppato un partenariato tra imprenditori, multinazionali, università, fondazioni, leader di varia natura capace di mobilitare in meno di un anno l’equivalente di un miliardo di dollari in business service a disposizione di un network nazionale che offrirà servizi a centomila start-up nei prossimi tre anni. Perché lo fanno? Perché sono consapevoli che il 40% della ricchezza americana di oggi è prodotta da imprese che trent’anni fa non esistevano nemmeno.

Anche le città pensano e si ripensano. Negli ultimi anni New York ha deciso di diventare la nuova mecca per tutte le start-up attive nella finanza, nella moda, nei media o nella vendita al dettaglio, offrendo la vicinanza ai maggiori punti vendita e ai grandi marchi di questi settori. berlino ha deciso di attrarre giovani pronti a lanciare una start-up puntando invece sulla propria multiculturalità, che la rende familiare a chiunque arrivi da qualsiasi angolo del mondo, e sul moderato costo della vita, a partire dai prezzi degli affitti. Grazie a un’interessante combinazione di incentivi fiscali e alleggerimenti burocratici, singapore sta diventando il principale centro dell’Asia per le start-up.

Se lo hanno fatto Paesi come gli Stati Uniti, Israele, il Cile, l’Estonia, il Regno Unito, o l’Austria, perché non potremmo farlo pure noi? Se New York, Berlino o Singapore stanno provando a diventare “capitali delle start-up”, perché non dovrebbero provarci anche Milano, Matera o Pisa?Siamo un posto fatto di territori irripetibili e città famose in tutto il mondo. Diventiamo noi il prossimo caso internazionale. Siamo assolutamente ancora in tempo per riuscirci, ma partiamo. Sapendo che ci vorranno anni e che questo Rapporto è solo un altro passo. Che ancora molto resta da proporre e fare, e che molto andrà corretto in corsa.

Ma sapendo pure che molti sono già pronti a fare la propria parte. E che da Torino a Bari, da Catania a Vicenza, da Cagliari a Rieti a Ancona, non è mai stata così diffusa e forte la voglia di sentirsi parte di un Paese dinamico e veloce.

Ovviamente gli esempi riportati sopra debbono farci riflettere sulle potenzialità che una piccola amministrazione come quella di Castellammare potrebbe avere nel ripensare al servizio SUAP in una ottica più mirata alla innovazione sul territorio, facilitando l’accesso a nuove risorse economiche e riducendo la burocrazia alle spalle.

Ci sembra interessante, anche per stimolare coloro che volessero affacciarsi al mondo delle start-up, cominciare a condividere un Rapporto sulle start-up, redatto dal Ministero Sviluppo Economico, in cui troverete:
  • status quo delle start-up in Italia
  • nuovo contesto normative di riferimento
  • modalità di creazione di una start-up
  • modalità di finanziamento disponibili.


Questo il sito di riferimento:   Rapporto Start-up Italia

Sul come il modello delle start-up può essere valorizzato e promosso anche in un piccolo contesto come Castellammare e su come il servizio SUAP può essere rivisito in una ottica di vera assistenza e consulenza specialistica per le nuove imprese, avremo modo di parlarne nei prossimi post, avanzando qualche proposta. Ad oggi, ci sembrava interessante cominciare a lanciare il tema e creare il contesto su cui costruire le prossime discussioni.

Vi forniamo anche un elenco delle principali start-up avviate di recente in Italia, raggiungibili al sito www.startup.com

Il tempo di cambiare è oggi……

Monti.... e la scelta civica di "salire" in politica



Tratto da articolo di A. de Angelis (Huffington Post)
 http://www.huffingtonpost.it/2013/01/04/elezioni-2013-monti-prese_n_2411716.html?1357334272&utm_hp_ref=italy


Alla fine il partito di Monti non nasce. E il nuovo centro assomiglia più a una fusione fredda che a un nuovo inizio. Quando Mario Monti, nel corso della sua conferenza stampa all'Hotel Plaza, scopre il simbolo della "sua" lista, nascosto sotto un drappo rosso, si scopre anche la faticosa, complessa trattativa che ha accompagnato l'intera operazione. Col Professore che oggi certamente ha deciso di forzare i tempi, per sottrarsi a un rituale, quello di liste e simboli, che stava appannando la novità della sua salita in campo. Tanto che, nel corso dell'ennesimo vertice mattutino a palazzo Chigi - dopo quello notturno - ha usato toni ultimativi, quasi seccati: "Oggi si decide, e ho intenzione di fare una conferenza stampa".
Ma Monti non è riuscito più di tanto a forzare la sostanza. Imponendo quella lista unica sia alla Camera sia al Senato che avrebbe dato il senso della novità. E avrebbe recuperato alla causa big come Corrado Passera che hanno fatto del punto una condizione imprescindibile per partecipare al progetto. Ancora oggi il Professore ha provato a convincere Casini, grande fautore dello spacchettamento di liste: "Se volete tornare a una lista unica alla Camera siamo tutti d'accordo". Ma ancora una volta si è trovato di fronte al muro del leader dell'Udc: "Non posso e non voglio chiudere il mio partito. Ha una sua storia, e non conviene a nessuno". E così l'argomento più divisivo sin dalla prima riunione al convento delle suore di Sion è rimasto tale anche all'ultima riunione prima di scoprire il simbolo. Con la novità che, però, in clima di rapporti diventati più tesi, Monti ha deciso di trasformare quella che sembrava una difficoltà in un vantaggio. Legata all'utilizzo del suo nome, alla questione della cosiddetta confondibilità: signori - è il senso del ragionamento - il mio nome si può mettere solo sotto una lista, quindi o facciamo una lista unica pure alla Camera, oppure Udc e Fli si presentano col loro simbolo, all'interno dell'alleanza, ma senza il nome Monti sotto. Punto. Ecco dunque il compromesso finale: lista unica al Senato "Con Monti per l'Italia", e tre alla Camera: quella montiana (Scelta civica. Monti per l'Italia), l'Udc col nome di Casini nel simbolo, Fli col nome di Fini, e non con quello del Prof.
E non è un caso che sia nella conferenza stampa di presentazione del simbolo sia nel corso dell'intervista a Otto e Mezzo, Monti ha precisato almeno cinque volte che nella "sua lista" non saranno presenti parlamentari, quasi a sottolineare una sua alterità rispetto alla politica di professione. E che nel logo sia stata inserita la dizione "scelta civica". C'è l'alterità, ma anche la sfida. Con lo stesso simbolo che al Senato vale per tutti, e alla Camera solo per una lista si crea un effetto competizione. L'obiettivo di Riccardi, Montezemolo, e anche dell'inner circle del premier è di superare l'Udc (e Fli), intercettando il voto di opinione, e anche un certo sentimento antipartitico. E c'è anche una difesa orgogliosa da parte di Monti del suo profilo, nei confronti dei suoi alleati, ma che nel giorno del battesimo è davvero a tutto campo, come si capisce quando dalle riposte alla Gruber sul suo profilo autonomo ("non farei il ministro per un altro premier") e sulla sua correttezza nella partecipazione alle trasmissioni televisive ("Spero che la Rai pubblichi presto i dati sulle presenze politiche").
Una fusione fredda, dunque. Come rivela anche un altro aspetto della trattativa. Che Monti, senza enfasi retorica, ma con forte determinazione, ha presentato come una sua scelta ben precisa, i criteri per la formazione delle liste. Solo due deroghe a chi ha più mandati, e norme assai strette sull'incandidabilità. Attenzione. Perché non c'è dubbio che l'Udc deve, su questo, affrontare scelte drastiche, avendo parecchi parlamentari di lungo corso. Ma è anche vero che Casini non si è opposto alla scelta, visto che consente quel rinnovamento che al leader dell'Udc non dispiace. Applicando i criteri montiani si "salvano" Casini, Buttiglione ma anche Cesa, visto che il limite non è di due, ma di tre legislature. Così come anche Fini, con il pretesto della norma deciderà di non ricandidare quegli elefanti del suo partito che risolvendo a monte il problema di chi far eleggere visti le percentuali non entusiasmanti della sua lista.
Insomma, c'è un elemento costante in tutti gli aspetti dell'operazione Monti. Nessuno, né il Professore né i suoi compagni di viaggio ha ceduto sovranità in nome del nuovo inizio. Ognuno si è tenuto le mani libere. Sia Monti sia i suoi alleati. Tanto che nessuno ha parlato di gruppi parlamentari unici dopo il voto, altro segno dell'intenzione di rimanere separati in casa. E su questi presupposti si annunciano come complicati i prossimi giorni, in cui si discuterà di formazione delle liste. Soprattutto al Senato, dove c'è la lista unica. E dove andrebbero accolti anche i transfughi di Pd e Pdl folgorati sulla via del montismo. La discussione è stata già intavolata. Con Casini che ha chiesto il 40-45 per cento delle candidature, Fini il 10-15, e il resto che spetterebbe all'area civica di Monti, Montezemolo e, appunto, ai transfughi. E domani mattina nuovo vertice. 
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Sarebbe curioso sapere chi a Castellammare del Golfo sarà il "prescelto" a rappresentare questo movimento. Se già esiste... si faccia avanti !!!!

venerdì 4 gennaio 2013

Per chi ancora non ne avesse abbastanza dell'IMU




Aliquote IMU (ex ICI) per prime e seconde case comune di Castellammare del Golfo (Sicilia). L'IMU sostituisce sia l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case, sia l'ICI. Detrazioni e riduzioni d'imposta, case in affitto, modalità di riscossione, calcolo online


Ma cosa è sto "fiscal cliff" che fa tremare gli USA ?




Il "fiscal cliff" è il termine definito dalla stampa economica americana per indicare i tagli fiscali e le tasse che sarebbero entrate in vigore automaticamente dall'1 gennaio 2013 qualora camerasenato e presidenza degli Stati Uniti non avessero trovato (ieri) un accordo per ridurre il deficit monster del governo federale USA.

Il mancato accordo sulla riduzione del deficit USA avrebbe avuto conseguenze dirompenti non solo per l'economia statunitense ma per l'intero sistema economico mondiale determinando già dal 2013 una nuova crisi economico finanziaria mondiale.

Infatti l'applicazione dei tagli/imposte fiscali previsti dal fiscal cliff poteva comportare una riduzione del PIL USA di circa il 5% con un conseguente brusco aumento della disoccupazione americana e altrettanto forte riduzione dei consumi.

Gli effetti della recessione USA avrebbero contagiato inevitabilmente i mercati internazionali innescando una nuovi terremoti finanziari in tutto il pianeta.


Ma per saperne di più, proviamo a capire come lo spiega un autorevole testata giornalistica, il New York Times, con un interessante intervista raggiungibile da: 

http://www.nytimes.com/2012/11/16/us/politics/the-fiscal-cliff-explained.html?pagewanted=all&_r=0

Riforma Fornero, cosa cambia nel 2013



Articolo tratto da http://www.vostrisoldi.it/
Cerchiamo di capire quali saranno le principali novità che investiranno il sistema pensionistico italiano.
Nel corso del 2012, hanno potuto accedere alla pensione tutti quelli che avessero maturato i requisiti necessari nel corso del 2011, ovvero prima della riforma, ma che attendevano comunque la cosiddetta «finestra mobile»: 12 mesi per i lavoratori dipendenti, 18 per gli autonomi. Proprio questi ultimi, dovranno attendere il prossimo giugno per vedere la fine del vecchio regime. Resta poi la questione, tanto dibattuta, degli esodati. Con esodati si intendono tutti quei lavoratori che, così da non restare senza reddito, avranno la possibilità di andare in pensione seguendo il vecchio regime.
Ma è un’altra la novità che tutti attendono per il 2013: come si combineranno insieme la riforma Fornero e tutte quelle novità introdotte sotto il governo Berlusconi, che prevedono l’adeguamento delle età pensionabili alla speranza di vita. L’età necessaria per lasciare il lavoro aumenterà senza precedenti, provocando non poche conseguenze su aziende e giovani in cerca di lavoro. Quanto previsto dalla riforma e dagli adeguamenti alla speranza di vita fa sì che il lavoratore, dal 2013, possa scegliere di restare in attività fino a 70 anni e 3 mesi senza essere licenziato (70 anni nel 2012), cioè 4 anni in più della soglia normale di accesso alla pensione di vecchiaia. Questo tetto salirà, per effetto degli adeguamenti automatici fino a 75 anni e 3 mesi nel 2065, applicando le stime contenute nell’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato sugli scatti in relazione alle previsioni di allungamento della vita elaborate dall’Istat.
Ma parliamo di soglie minime. Per andare in pensione di vecchiaia ci vorranno come minimo 66 anni e 3 mesi per i dipendenti pubblici e privati e per gli autonomi (contro i 66 anni del 2012). Stessa cosa per le dipendenti pubbliche. Potranno invece lasciare il lavoro a 62 anni e tre mesi le dipendenti privati: un vantaggio che cesserà di esistere nel 2018, quando il limite minimo sarà, per tutti i lavoratori, di 66 anni e 7 mesi. Da gennaio salirà anche la soglia per accedere alla pensione d’anzianità, che la riforma chiama “anticipata”: 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne. Ma chi si tirerà fuori dal mondo del lavoro prima di aver compiuto i 62 anni d’età, subirà un taglio dell’assegno: dell’1% per ogni anno fino ai primi due, poi del 2%. Salirà di tre mesi, infine, il tetto per la pensione degli stakanovisti: da 70 anni nel 2012 a 70,3, appunto.
Occhio per chi invece ha cominciato a lavorare dopo il 1995. La riforma concede loro la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia con tre anni di anticipo: a 63 anni, che saliranno a 63 anni e tre mesi dal prossimo gennaio (che aumenteranno fino a 68,3 nel 2065). Quindi per i giovani di fatto c’è una fascia flessibile di pensionamento a scelta tra 63 e 70 anni, con l’assegno tutto calcolato sulla base dei contributi versati.
A pochi giorni dalla definitiva entrata in vigore della Riforma delle pensioni sono però ancora tanti gli aspetti che lasciano perplessi gli italiani e che fanno ovviamente discutere. Oltre ad aumentare le soglie di età necessarie per l’accesso alle pensioni, resta congelato l’adeguamento dell’assegno mensile per circa 6 milioni di pensionati che ricevono un assegno mensile di 1.217 euro netti (1.486 euro lordi). Si parla in particolare di assegni congelati per tutti coloro che hanno un reddito mensile che varia dai 1.217 ai 1.576 euro netti: questi perderanno nel 2013 dai 776 ai 1.020 euro nel 2013.
Le nuove pensioni, nei primi 11 mesi dell’anno, sono state 267.732, con un calo del 18,5% rispetto ai 328.549 dello stesso periodo del 2011. L’Inps ha liquidato 186.832 pensioni nel settore privato (-19% rispetto alle 230.549 erogate nello stesso periodo del 2011) e 80.900 nel settore pubblico (98.000 nello stesso periodo 2011, con un -17,5%), quello finora gestito dall’Inpdap, ora incorporato nell’Inps.
Nel complesso, i nuovi assegni liquidati sono stati circa 60.000 in meno rispetto a quelli liquidati nei primi 11 mesi dell’anno scorso dai due enti previdenziali. «Il dato è significativo – ha commentato il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – ora i conti sono in sicurezza». Il dato è l’effetto della finestra mobile e dello scalino scattati nel 2011, in base al quale già da ora, prima dell’arrivo della riforma Fornero, si è atteso un anno in più per poter andare in pensione rispetto a qualche anno prima.

Rita Levi Montalcini addio: Intervista di Fabio Fazio su RAI 3


Il 2012 si spegne con una illustre perdita per l’umanità e la scienza. All’età di 103 anni si è spenta il senatore a vita Rita Levi Montalcini.

Rita Levi Montalcini, la donna tra le donne italiane, il premio nobel e punto di riferimento per una branca della ricerca italiana.

Colei che non ha mai abbassato la testa, colei che è andata contro la sua famiglia e le convenzioni. Colei che una famiglia non l’ha mai voluta, colei che ha dedicato la sua vita alla vocazione scientifica. Colei che tutto il mondo ci invidia e ci invidierà. 

Colei che “Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente”. Colei che “assecondo le attività della mia mente, che mi sta regalando un viaggio interessantissimo; non è la vista che conta, non è l’udito, è il cervello. Recentemente la mia mente è diventata più capace di concentrazione ed elaborazione di quando ero giovane”.

Rita Levi Montalcini è morta a 103 anni e il suo contributo è stato innegabile, impareggiabile e a lei numerosissime donne sono grate per aver dato una speranza, per aver aperto porte sino ad allora impossibili, per aver dimostrato che una donna vive e pensa, che una donna potesse essere di più che una madre.

L’altro ieri sera Rai3 alle 23:15 ha trasmesso l’intervista che Fabio Fazio ha fatto a Rita Levi Montalcini in occasione del suo centesimo compleanno. Mi sembrava doveroso tracciare nella cronaca di questo blog, un passo così importante come tributo ad una grande donna del novecento italiano.

Vi propongo integralmente l’intervista che potete seguire attraverso questi link:

Rai3 Che tempo che fa

Tariffe in aumento.... risparmi in decremento



Tratto da Quotidiano.net:
Anno nuovo: nuovi salassi 
Gli aumenti nelle tariffe 2013
Una spesa per famiglia di 1.500 euro l’anno

Roma, 1 gennaio 2013  - Anno nuovo, aumenti nuovi. Finiti i festeggiamenti, gli italiani si troveranno a pagare di più per i servizi per una spesa complessiva che secondo i consumatori si aggira sui 1.500 euro l’anno a famiglia. In dettaglio, tutti i rincari di Capodanno. E da luglio, l’Iva passerà dal 21 al 22%.

- BOLLETTA GAS. Il rincaro sarà dell’1,7%, pari a 22 euro all’anno.
- AUTOSTRADE. Aumenti medi del 2,91%, su rete Aspi del 3,47%.
- AEROPORTI. Le tasse a carico dei passeggeri saliranno allo scalo di Fiumicino da 16 a 26,50 euro.
- RIFIUTI. Arriva la Tares, che sostituirà Tarsu e Tia. Secondo i consumatori, si tratterà di un aggravio di 64 euro a famiglia (+25%).
- POSTE. Più cari di 10 centesimi i francobolli per le lettere, e di 30 centesimi per le raccomandate. Il canone annuo del Bancoposta sale da 30,99 a 48 euro.
- RAI. Il canone passa da 112 a 113,5 euro.
- CONTI DEPOSITO E BUONI POSTALI. L’imposta di bollo passa dallo 0,10 allo 0,15%. Esenti buoni postali fruttiferi con rimborso inferiore a 5.000 euro e i fondi pensione.
- ACQUA. La tariffa aumenta di 26 euro l’anno a famiglia.
- MULTE. Più alte le contravvenzioni stradali. Lieviteranno del 5,9%. Ad esempio, il divieto di sosta passa da 39 a 41 euro, l’eccesso di velocità (fra i 10 e i 40 Km all’ora oltre il limite) da 159 a 168. Chi non mette la cintura potrà essere sanzionato con una multa che passa da 76 a 80 euro e se si parla al telefonino mentre si guida si rischia di dover pagare 161 euro (fino a ieri, 152).
- RC AUTO. Le polizze dovrebbero aumentare del 5%, ossia di 61 euro l’anno.

........ nell'osservare questo articolo in cui ogni punto depone a favore di una maggiore pressione per ciascuna delle famiglie, mi domandavo se e cosa potrebbe essere fatto in termini di politica sociale a Castellammare per garantire minore pressione per le famiglie che subiranno un aumento pari o inferiore ai 1.500€ citati dall'articolo.
Abbiamo in cantiere alcune idee che saranno postate nei prossimi giorni.... continuate a seguirci